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Uno studio rivoluzionario sostiene che le piramidi egizie siano state probabilmente costruite grazie a un sistema idraulico

La costruzione delle piramidi d’Egitto potrebbe nascondere conoscenze tecniche molto più avanzate di quanto si pensasse. Una ricerca scientifica ipotizza che gli antichi egizi avrebbero utilizzato l’acqua come strumento per spostare enormi blocchi di pietra.

Questa ipotesi, incentrata sulla Piramide a gradoni di Djoser a Saqqara, punta a un sistema idraulico in grado di trasformare completamente la visione tradizionale dell’ingegneria nell’Antico Egitto.

Uno studio rivela che le piramidi d’Egitto potrebbero essere state costruite con un sistema idraulico

La ricerca, guidata da Xavier Landreau e condotta da un team interdisciplinare legato a Paleotechnic, suggerisce che gli egizi padroneggiassero tecniche di gestione dell’acqua molto più sofisticate di quanto si credesse. Secondo lo studio pubblicato su PLOS ONE, la piramide di Zoser, datata intorno al 2680 a.C., avrebbe funzionato come un sistema integrato in cui l’acqua svolgeva un ruolo fondamentale nel trasporto dei materiali.

I costruttori avrebbero convogliato l’acqua proveniente da corsi d’acqua stagionali, i cosiddetti wadi, all’interno del complesso. Questa ipotesi colloca gli ingegneri della III Dinastia come pionieri nell’uso dell’energia idraulica applicata a grandi opere architettoniche, il che potrebbe cambiare il modo in cui comprendiamo come sono state costruite le piramidi d’Egitto.

Il sistema idraulico nelle piramidi d’Egitto: dighe, canali e filtraggio dell’acqua

Affinché questo sistema funzionasse, era necessaria una grande rete esterna. Uno degli elementi principali identificati dai ricercatori è il Gisr el-Mudir, una struttura lunga circa due chilometri e spessa 15 metri.

Secondo lo studio, questa costruzione avrebbe agito come una diga destinata a contenere le piene d’acqua e a filtrare i sedimenti.

L’acqua trattenuta sarebbe stata successivamente convogliata verso un grande fossato noto come «Deep Trench», lungo circa 400 metri. Questo spazio, scavato nella roccia, avrebbe funzionato come sistema di trattamento attraverso compartimenti successivi che consentivano la sedimentazione e la purificazione dell’acqua.

Come riportato dall’analisi dell’Istituto nazionale di ricerca per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente francese (INRAE), mantenere l’acqua libera da impurità era fondamentale per evitare ostruzioni nella rete sotterranea, stimata in circa sette chilometri di tunnel.

Ecco come funzionerebbe l’“ascensore idraulico” all’interno delle piramidi d’Egitto

L’elemento più innovativo del modello proposto si trova all’interno della piramide. I ricercatori descrivono un pozzo centrale profondo circa 28 metri che avrebbe funzionato come asse di sollevamento. Attraverso cicli controllati di riempimento e svuotamento, una piattaforma galleggiante di legno avrebbe potuto trasportare blocchi da 50 a 100 tonnellate verso i livelli superiori.

Questo sistema, paragonato a un «ascensore idraulico», consentirebbe una costruzione di tipo verticale, descritta come «vulcanica», in cui i materiali salgono attraverso il nucleo e vengono distribuiti verso l’esterno.

Inoltre, lo studio ipotizza che la cassa di granito situata sul fondo del pozzo (tradizionalmente interpretata come un sarcofago) avrebbe potuto fungere da valvola per regolare il flusso dell’acqua.

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