Uno studio ha ricostruito 8.000 anni di storia del Nilo e ha rivelato che le piramidi di Giza non furono erette in mezzo a un deserto desolato, bensì sulle rive di un grande corso d’acqua oggi scomparso. Per secoli, le piramidi di Giza sono state considerate un prodigio impossibile. Nel mezzo di un paesaggio arido e polveroso, le enormi masse di pietra sembrano sfidare ogni logica tecnica. Come fecero gli antichi egizi a trasportare milioni di blocchi di calcare e granito fino a un altopiano che oggi si trova a chilometri dal Nilo? La domanda ha alimentato teorie stravaganti per decenni, da rampe impossibili a spiegazioni pseudoscientifiche che attribuivano la costruzione a civiltà perdute o addirittura agli extraterrestri.
Tuttavia, uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha offerto una risposta molto più affascinante e, soprattutto, molto più realistica. Un team internazionale di ricercatori è riuscito a ricostruire l’antico paesaggio di Giza ed è giunto a una conclusione fondamentale: le piramidi furono erette accanto a un braccio del Nilo oggi scomparso che permetteva di trasportare i materiali praticamente fino ai piedi stessi dei monumenti.
Il lavoro, guidato dalla ricercatrice Hader Sheisha insieme a specialisti francesi, cinesi ed egiziani, ha rivelato che 4.500 anni fa l’ambiente di Giza era radicalmente diverso da quello attuale. Dove oggi domina il deserto, allora esisteva un paesaggio fluviale ricco di canali, zone paludose e porti collegati al fiume. Quel braccio perduto è stato battezzato dai ricercatori come “ramo di Cheope”, in riferimento al faraone Cheope.
Come indica lo studio, questo canale era ancora attivo e con un livello d’acqua elevato durante i regni di Cheope, Chefren e Mycerino, proprio i faraoni responsabili delle grandi piramidi di Giza. La ricerca sostiene che questa via navigabile fosse fondamentale per trasportare pietre, attrezzi, cibo e lavoratori verso il complesso monumentale.
L’idea che gli egizi utilizzassero il Nilo per facilitare i lavori non era del tutto nuova. Da anni alcuni archeologi sospettavano l’esistenza di antichi canali vicino all’altopiano. Ma fino a questo lavoro mancavano prove ambientali solide che permettessero di ricostruire com’era esattamente quel paesaggio e quando cessò di esistere.
Il polline fossile che nascondeva la storia dell’antico Nilo

La chiave della scoperta è stata qualcosa di apparentemente insignificante: minuscoli granelli di polline fossilizzato conservati sottoterra per migliaia di anni.
Nel 2019, i ricercatori hanno prelevato diverse carote di sedimenti nella pianura alluvionale di Giza, in una zona dove un tempo avrebbe corso il ramo di Cheope. Partendo da quei sedimenti, hanno analizzato più di un centinaio di campioni di polline antico, in grado di rivelare quali tipi di piante crescevano lì in epoche diverse.
I risultati sono stati sorprendenti. Il team ha trovato tracce di papiri, giunchi e altre specie tipiche delle zone umide permanenti, oltre a vegetazione direttamente associata alle rive del Nilo. Quelle piante non potevano esistere in un ambiente arido come quello attuale. La loro presenza dimostrava che la zona era stata occupata per secoli da un braccio fluviale stabile e navigabile.
Come ha rivelato la ricerca, l’analisi ha permesso di ricostruire circa 8.000 anni di storia idrologica della regione.
Gli scienziati hanno scoperto che durante il cosiddetto Periodo Umido Africano, una fase climatica molto più piovosa di quella attuale, il livello del Nilo era notevolmente più alto. Anche dopo l’inizio della progressiva desertificazione del Nord Africa, il braccio di Khufu continuava a mantenere una portata sufficiente all’epoca delle piramidi.
Punti di campionamento utilizzati dai ricercatori per ricostruire l’attività dell’antico Nilo nelle vicinanze delle piramidi di Giza. Fonte: PNAS
I ricercatori stimano che, durante la IV dinastia egizia, il braccio del fiume conservasse circa il 40% del suo livello massimo dell’Olocene. Può sembrare poco, ma era più che sufficiente per consentire la navigazione di imbarcazioni cariche di enormi blocchi di pietra.
Questo cambia completamente l’immagine tradizionale dei lavori di Giza. Le piramidi non furono erette isolate in mezzo a un mare di sabbia, ma accanto a una complessa rete di canali e porti artificiali collegati direttamente al Nilo.
